Censura preventiva: anche Google al centro del dibattito

Pochi giorni fa abbiamo parlato della censura messa in campo da Twitter su base nazionale. Adesso, anche Google si uniforma a questa pratica di tutela preventiva: Blogger, infatti, ha in punta di piedi modificato la normativa riguardante la politica sul controllo dei contenuti: adesso i paesi che ne fanno richiesta possono ottenere il controllo preventivo.

In poche parole, chi andrà a visitare un sito ospitato dal servizio di Hosting del blog Google, verrà subito reindirizzato su di una pagina diversa a seconda della nazione da cui si collega. Secondo Google, in questo modo si minimizza l’impatto di probabili richieste di oscuramento da parte delle autorità locali. Ovvero, la pagina che teoricamente andrebbe a violare le leggi di uno Stato, non sarà visibile in quello Stato ma continuerà ad esserlo in tutti gli altri Paesi.
Il dibattito in queste ore è aperto, anche se non ne conosciamo l’efficacia. Così come già successo per Twitter, e tutto sommato anche per Facebook, ci sono tanti utenti i quali affermano con sicurezza che in questo modo il web ha inteso sottomettersi alle richieste di paesi ritenuti illiberali.
Certo, bisognerebbe capire quale è il livello di libertà di un paese e come si misura. Visionando, ad esempio, il documentario di Fulvio Grimaldi dal nome Maledetta Primavera, è possibile capire come in effetti un paese come la Libia sia malvista dal resto del mondo occidentale anche per il modo in cui è descritta dai grandi canali di comunicazione internazionali. Mentre la realtà è leggermente diversa.
L’Italia, ad esempio, è molto in giù nella classifica stilata da House Of Freedoom circa i paesi in cui vige maggiore libertà di espressione, ma nessuno ne parla e più volte il Parlamento ha tentato di introdurre legislazioni antiblog.

 

Censura preventiva: anche Google al centro del dibattito


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