Flop del M5S: il bello del web

Il giorno dopo le elezioni amministrative 2013 la stampa tradizionale si concentra sul discusso flop del M5S. Il Movimento di Grillo, infatti, si è fermato al dato di Roma dove il suo candidato Sindaco non è andato oltre il 13 % e deve far i conti con nessun suo esponente arrivato ai ballottaggi.

Flop? Flessione? E come la mettiamo invece con il dato più allarmante, l’astensionismo? L’analisi post voto ha inondato il M5S di post e tweet più o meno satirici mentre dai canali ufficiali del movimento grillino tutto tace o quasi: si parla di flessione annunciata.

Così come due mesi fa la rete fu determinante per il successo del M5S, oggi proprio il web punisce con tutta la sua ferocia il movimento stesso con battute al vetriolo che partono dagli avversari ma anche dai simpatizzanti stessi. Il bello del web, del resto, è proprio questo: è incontrollabile!

Diceva Nanni Moretti: la satira non ha padroni, quindi sta bene sotto ogni padrone.

Il risultato è che, che siano o no Grillo e Casaleggio i padroni, il M5S negli ultimi tre mesi si è fatto prendere da discussioni in grado di sgretolare il consenso delle elezioni politiche di febbraio. Non che i cittadini abbiano deciso di guardare di nuovo ai vecchi partiti – il dato dell’astensione è disarmante – ma evidentemente il surplus di voti ricevuti dal M5S nel mese di febbraio ha rivelato, ora, la sua vera natura: il solito, stupido, voto qualunquista in grado di spostarsi da un lato all’altro dell’offerta politica senza preoccuparsi del risultato.

Il web, se da un lato ha contribuito alla diffusione delle idee, dall’altro ha alimentato, e non poco, proprio questo qualunquismo di massa.

 

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