Google Tax: è giusto applicare il regime fiscale italiano al web?

In parlamento si inizia parlare sempre con maggiore insistenza della Google Tax: in poche parole il Governo Italiano ha allo studio una manovra in cui inserire alcune iniziative volte a far cassa con particolare riguardo agli operatori del web che, tramite Google oppure altri siti e-commerce etc, riescono a vendere prodotti senza sottoporsi alla legislazione italiana ma sfruttando la residenza ufficiale in altri paesi con tassazioni molto più basse.

La questione non è certo nuova, anzi già in altre occasioni si è cercato di affrontarla. In merito alla Google Tax, inoltre, nelle ultime ore è cresciuto il dibattito interno al Movimento 5 Stelle che, come sappiamo, fonda praticamente tutto il suo credo sulle attività on line.

Dal suo blog Beppe Grillo ha prontamente tuonato contro questo provvedimento che, in poche parole, chiede l’adeguamento al regime fiscale italiano di tutte le attività di compra-vendita svolte on line da siti stranieri e non.

La motivazione dell’ex-comico ligure è molto semplice: se è vero che l’Unione Europea è stata creata per il libero scambio delle merci, allora sottoporre a tassazioni diverse le merci stesse si scontra con l’idea di fondo di tutta l’Unione Europea.

All’interno del M5S, però, alcuni esponenti si sono invece detti favorevoli alla Google Tax, intendendola come un modo giusto per provare ad arginare la piaga dell’evasione fiscale. Il web, in ogni caso, è ormai uno strumento reale nella vita collettiva e far finta che non esista è davvero inverosimile: la speranza è che la Google Tax agisca – qualora approvata – in maniera quanto meno orizzontale.

 

 

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