Pubblicità web, 2011: la rete scopre gli spot

E’ stato un crescendo vertiginoso che si è propagato nel giro di un semestre nella rete web internazionale. In Italia, ca va sans dire, il picco è stato ancora più alto che nel resto d’Europa. Stiamo parlando della pubblicità on line che, negli ultimi mesi, è diventata sempre più invadente. Se, infatti, le pubblicità sono l’anima del commercio ed è innegabile che internet sia un ottimo motore per far girare l’economia, bisogna pur ammettere che fino a pochi mesi fa gli spazi pubblicitari erano molto meno invadenti di oggi. Se, ad esempio, apriamo oggi il sito del quotidiano La Repubblica, 9 volte su 10 saremmo dopo pochi secondi indirizzati su un banner video pubblicitario enorme dove, in alto a sinistra in caratteri lillipuziani, potremo trovare la scritta: Chiudi.

Il dato è significativo dal momento che, quella che prima era una pratica riservata soltanto alle pagine più cliccate (non a caso sui siti dei quotidiani nazionali c’è sempre una galleria fotografica con qualche velina colta in topless su improbabili spiagge tropicali: basta cliccarci e parte la pubblicità di automobili o profumi da uomo), oggi in pochi mesi è diventata una abitudine che lambisce milioni e milioni di pagine on line. Per non parlare dei video di YouTube: se prima erano le grandi aziende come la Rai, la Mediaset oppure la Sony a proporre incipit pubblicitari prima dei loro video, oggi su una vastissima percentuale di video, anche di basso rango, compaiono i 15 secondi di pubblicità introdotti direttamente da YouTube. Il mondo del marketing, dunque, sembra aver puntato tutto sul web e sulle Apple TV del domani. Intanto, la paura è che anche il web diventi come le tv commerciali in cui gli spazi pubblicitari sono interrotti, una tantum, da spezzoni di un film o di una partita di calcio.

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