Sesso: LinkedIn dice no alle escort

Da alcune ore LinkedIn ha aggiornato i propri termini di servizio. Uno dei più importanti social network professionali esistente al mondo ha voluto chiarire, senza mezzi termini, l’esclusività del suo ruolo ed ha chiesto esplicitamente ai suoi utenti che non vengano utilizzati i canali ufficiali targati Monster per offrire servizi di escort oppure prostituzione, anche nel caso in cui nel proprio paese di appartenenza la pratica sia perfettamente legale.

LinkedIn, dunque, ha chiaramente detto: niente sesso! La cosa ha suscitato un certo clamore anche perché al momento sono davvero tanti i profili LinkedIn simili a quelli che ora la società Monster ha deciso di bandire.

A volte sono indicati in maniera chiara ed inequivocabile, altre volte invece sono nascosti sotto profili di facciata. Studentessa, ad esempio, è una delle diciture più utilizzate allo scopo di offrire particolari servizi di accompagnamento. I vertici del social network professionale hanno voluto chiarire questo passaggio sottolineando che da sempre LinkedIn è stato contro la prostituzione ma, considerando i casi limite dell’Olanda, è stato necessario chiarire senza ulteriori indugi quali sono i termini di servizio della piattaforma.

La questione legata al web ed alla prostituzione ha, ovviamente, radici nell’estrema capacità di diffusione della rete. Sarebbe opportuno capire se la prostituzione stessa debba essere oppure no considerata un lavoro come un altro. La questione è vecchia come il mondo e spesso è stata cavalcata da questa o quella corrente politica per ottenere consensi.

Al momento LinkedIn ha ritenuto opportuno adeguarsi a parte del sentire comune e, del resto, in Italia non è certo un male considerando tutti i sospetti che aleggiano sulle ormai famose feste nella villa di Arcore.

 

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